Introduzione

Scritto da Miky Visite: 4130
Costruzione di una bica

Non è facile parlare della civiltà contadina, delle sue tradizioni, dei suoi costumi, delle lunghe veglie nelle stalle, della ferrea organizzazione della famiglia patriarcale, senza cadere nella retorica della nostalgia.
Per civiltà s'intende l'insieme degli usi, dei costumi, delle leggi, delle tradizioni, delle credenze che segue nel tempo un gruppo etnico, integrato in un ambiente geografico e climatico. Per quanto riguarda i vari aspetti della civiltà, degna di rilievo è quella contadina su cui volgiamo la nostra attenzione.
I documenti più genuini ed indispensabili sono le fonti orali che ci consentono di fare piena luce su vicende che appartengono alla nostra comunità e di tracciare una storia spesso ignorata o dimenticata.
La civiltà contadina non è rozza o inferiore a quella prodotta nei centri urbani, ma è di insuperabile validità; per conoscerla dobbiamo attingere alla memoria storica comunitaria e così facendo scopriremo la nostra identità etnica e culturale e ritroveremo le nostre radici. Quando parliamo di civiltà e cultura contadina non intendiamo parlare soltanto del mondo contadino, ma di quello artigiano ed oggi anche di quello industriale. Il lavoro dei campi conosce lo sforzo fisico continuo ed estenuante e frequentemente gli uomini dell'agricoltura tendono a fuggire in massa dalla campagna verso la città. Considerando le varie attività dei contadini, essi vanno distinti oltre che in subclassi (braccianti, coltivatori diretti, mezzadri), anche in ruoli specializzati (zappatori, potatori, vignaiuoli, mietitori, trainieri): tutti con il loro lavoro costituiscono la forza motrice della società e la forza produttrice di cultura. La vita dei contadini era scandita dalle stagioni e dal tempo metereologico, dal ciclo dell'aratura, dalla semina e dal raccolto e il lavoro dei campi richiedeva le braccia di tutti i mèmbri della famiglia: essi lavoravano dall'alba al tramonto. Gli attrezzi di lavoro di cui si sono serviti i contadini non devono essere considerate cose morte, oggetti da museo capaci solo di evocare un passato, una civiltà scomparsa, ma sono materiali creati dall'esperienza e il cui uso è legato alla storia del lavoro contadino.

Molti attrezzi agricoli hanno perso la loro funzionalità perché sostituiti da mezzi meccanici ma il loro disuso è anche storia. Il nostro contadino, l'umile faticatore, il bracciante giornaliero vivevano schiacciati dalla fame, dalla miseria, dalla protervia di padroni senza scrupoli, rassegnati ed immobili, adusi ormai a guardare il cielo solo per leggere la clemenza o meno del tempo.
Pane e olive nere salate, pane e olive cotte sotto la brace in autunno e in inverno: era questo il suo pasto a prima mattina oppure pane e cime di rape fritte, messe da parte la sera precedente. Partire prestissimo, due o tré ore prima che il sole sorgesse, era duro, ma Io era di più il dover andare a piedi per raggiungere il posto di lavoro. Lavoro e lavoro per il contadino, sempre! Ore ed ore di fatica a non finire, inverno ed estate, primavera ed autunno, dal sorgere del sole fino al pomeriggio inoltrato.
Alla civiltà contadina appartengono anche gli insediamenti sparsi nel territorio di Gioia e Santeramo e quindi le numerose masserie; grandi complessi architettonici espressione di centri di potere e luoghi di lavoro, le cui stalle, gli ovili, i depositi, le officine degli attrezzi, la chiesetta, vanno considerati nella loro complessa funzionalità.

 

Mortai in pietra con pestello

Era scarsa o nulla l'alfabetizzazione del contadino, però, pur ponendo la sua firma con un semplice segno di croce, talvolta egli era in grado di dar lezioni di vita, utilizzando la sua esperienza e la sua saggezza popolare.
A giugno i contadini andavano a mietere il grano, quale temporanea emigrazione, nelle sterminate campagne della Puglia e della Basilicata.

Non partivano mai isolati, ma in comitive e formavano "la paranza", un gruppetto autonomo che doveva essere in grado di mietere e legare i mannelli, operazione che veniva fatta da "u legande" per farne poi dei covoni.
Il capoccia era quasi sempre il più anziano e spesso faceva anche da "andiere", colui che portava il ritmo del lavoro. Egli doveva essere anche il più capace, poiché quando si doveva mietere un campo a cottimo, si doveva saper valutare bene l'estensione per cercarne il prezzo adeguato.

Quando partivano per la mietitura si recavano a piedi da un paese all'altro, man mano che veniva richiesta la loro opera. Di giorno i mietitori lavoravano, di sera essi si dovevano trovare in piazza per stabilire il luogo in cui trovarsi il giorno dopo. La notte essi dormivano all'addiaccio, a ridosso di qualche edificio pubblico; si addormentavano sul lastricato con la bisaccia per guanciale. Quando si mieteva a giornata, oltre alla paga giornaliera, era consuetudine dare ai mietitori anche il vitto consistente in pane a volontà, della cipolla e qualche volta, dei pezzi di formaggio ed un po' di vino da bersi al barilotto. Molte volte portavano a casa la malaria, la febbre della palude, assai comune a quei tempi.
Questa nostra disquisizione sulla civiltà contadina non sarebbe completa se omettessimo l'aspetto religioso-magico, aspetto che in molti elementi è ancora presente e vivo nel costume locale. Infatti, le società tradizionali vivevano i rapporti interindividuali faccia a faccia, per cui quanto accadeva al singolo individuo si rifletteva sulla comunità intera: dalla nascita alla malattia, dalla morte alle calamità collettive, alle vicende stagionali.
La civiltà contadina esprimeva la sua religiosità in comportamenti di partecipazione comunitaria. La precarietà esistenziale, l'analisi, la ricerca di protezione e di salvezza, l'esigenza di liberarsi dal senso di frustrazione creava una vera comunità ritualistica e quindi la partecipazione collettiva alle processioni, ai pellegrinaggi, ai Santuari e la fede salvifica nei Santi e nella Madonna.

 

Brocche -

Un aspetto della civiltà contadina è il folklore, in parte ancora vivo nei nostri territori. Il contadino era circondato da forze che non comprendeva; la Chiesa gli dava spiegazioni vaghe, pertanto egli si creava un sistema di credenze per interpretare gli eventi e i fenomeni naturali ed artificiali e sembrandogli cosi di poterli controllare.
Questa realtà si è andata sfaldando tra l'indifferenza di tutti e l'intenso ritmo della vita moderna; si parla ormai di "crepuscolo della civiltà contadina" e dei mestieri ad essa legati perché ormai tutto ciò che fa parte di quel mondo è diventato "storia".
Ma la storia è anche riconoscimento di identità, riscoperta di radici culturali, ricostruzione di episodi, anche modesti al fine di restituire all'uomo parte di ciò, che in modo innaturale, gli è stato sottratto per via dell'inarrestabile sviluppo tecnologico che tende a sminuire l'uomo più che a valorizzarlo.
U lavoro svolto dal Centro Regionale per i Servizi Educativi e Culturali di Gioia del Colle e Santeramo vuole essere una raccolta di testimonianze, tendente al recupero di un patrimonio di usi, costumi e valori, alla conservazione di modesti oggetti di uso domestico, di utensili da lavoro di umili artigiani, allo scopo di trasmettere e valorizzare parte del nostro vissuto e rappresentare alle nuove generazioni la vita dei nostri avi, semplice, modesta, ma ricca di alti valori morali e rispettosa degli equilibri naturali.

 

 

Maria Annunziata Ciardo
Responsabile Distrettuale C.R.S.E.C. BA/17
Gioia del Colle

Fonte: testo - Accendere la memoria

In Evidenza
Guide pratiche
Partners
Lezioni informatica
lezioni di informatica a domicilio ________________________
BellaTV
free internet Tv ________________________
Pro-Tech
Dove professionalità e tecnologia si incontrano ________________________
Studio Legale Difonzo
diritto civile e penale ________________________
Civiltà Contadina
Artisti
Festa Patronale
Video Gallery

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Continuando la navigazione su questo sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni