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Nel passato il cestaio era un contadino che nei periodi di minore richiesta di lavoro nella campagna cercava di guadagnarsi almeno una modesta giornata lavorativa, fabbricando cesti (canistre) e panieri (panare), con rami giovani di giunco.
All'epoca era facile vedere questi uomini che, seduti sulla soglia di casa, intrecciavano o piegavano rami di mandorlo o di olivo, privi delle foglie, ottenuti con la potatura verde, a seconda delle forme e della capacità del contenitore da realizzare.
In genere i cestai lavoravano dopo aver terminato il lavoro dei campi; la loro attività diventava più intensa nel mese di ottobre quando i caporali gli ordinavano i panieri per le raccoglitrici di olive.
Utilizzavano canne che venivano raccolte nelle zone paludose, i rami dei salici, facili da lavorare perché privi di nodi, i polloni che nascono alla base dei tronchi degli ulivi, delle querce e dei lentischi.
Incrociavano tra loro i rami dopo averli appuntiti, per meglio inserirli tra le trame e gli orditi che avrebbero costituito il fondo del paniere. Dopo aver dato la forma rotonda al cesto, inserivano una ventina di rami per confezionare la facciata laterale; in ultimo provvedevano a confezionare il manico, inserendo quattro o cinque rami di salice che intrecciavano curvandoli da un lato all'altro.
I cestai, normalmente, confezionavano i canestri e i panieri nelle giornate fredde e piovose, lavorando in casa.
Anche per la raccolta del tabacco arrivavano ordinazioni di gerle, per trasportare dai campi alle stalle il foraggio per gli animali.
Il cestaio-contadino che lavorava il giunco possedeva una casa a piano terra che utilizzava anche come bottega.