Paradiso Bartolomeo: L'Impegno Politico

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 Bartolomeo paradiso a vienna, foto del 1906
 Bartolomeo Paradiso a Vienna, foto del 1906

Con la fine della prima guerra mondiale si diffonde tra gli ex combattenti un forte desiderio di rinnovamento morale, politico, sociale. Il partito socialista pugliese, dopo la pausa bellica, mostra una grande vitalità nel riorganizzare le file del movimento proletario riaprendo camere del lavoro leghe contadine, sezioni del partito. Il cosiddetto Biennio rosso (1919-1920) significa per Bartolomeo Paradiso un periodo m cui le sue convinzioni socialiste trovano pratica applicazione in un impegno politico e sociale notevole. A Santeramo è in prima fila insieme con un gruppo combattivo di socialisti tra cui Leonardo Natuzzi nobile figura di contadino ed elemento di spicco del partito. Le elezioni amministrative del 1920 sono state precedute da un clima di tensione, di duri scontri tra le varie compagini elettorali; a Santeramo i principali avversari politici dei socialisti erano i popolari di cui era l'esponente più importante padre Serafino Germinarlo. In una corrispondenza da Santeramo, attribuibile a Bartolomeo Paradiso, apparsa su «Puglia Rossa» del 10 ottobre 1920, si usano parole dure nei confronti di padre Serafino descritto come frate delinquente e provocatore; si legge, infatti: "Santeramo - è bene ricordare - è tutta socialista. L' essere patologico barbuto frate impudentemente aveva dato ordine ai suoi quattro bravi di impedire con qualunque mezzo l'annunziato comizio. La bottega pipista, disgraziatamente, è proprio in Piazza Garibaldi ove di solito si tengono i comizi. I quattro bravi pagati profumatamente dal ricco frate, per fornire prova innanzi al padrone della loro delinquenza, bruscamente assalirono a calci e pugni tre dei nostri del circolo giovanile senza motivo di sorte. Il fratonzolo orgoglioso e soddisfatto del bell'atto, sorridendo incoraggiava i bravi alla carica. La piazza era affollata in attesa del conferenziere. In un baleno i quattro delinquenti furono circondati e travolti dalla massa socialista. Il frate comandante... durante la fuga fu accarezzato da spezzoni di sedie rotte procurandogli una ferita alla testa guaribile in 10 giorni...e possono essere grati all'intervento dei compagni Paradiso e Saccomanni che con il delegato e i carabinieri calmarono l'ira della folla... Ristabilita la calma, il comizio giusto alle ore 18 l'aprì il compagno Paradiso. La folla di oltre 8 mila persone applaudì freneticamente quando spiegò l'impudente provocazione del partito della delinquenza [...]". C'è da dire che quest'articolo fu oggetto di querela da parte di padre Serafino Germinarlo. Il "compagno" Paradiso è ormai un esponente di spicco del partito socialista santermano e alcune sue opere acquistano agli occhi dei braccianti un valore altamente simbolico. Sempre sul numero di «Puglia Rossa», in una corrispondenza datata 20 settembre, nell'annunciare un grande avvenimento per Santeramo e una grande conquista dei braccianti, vale a dire il concordato con i proprietari terrieri i quali cedevano in fìtto alle cooperative dei braccianti, per 29 anni, circa 3000 ettari di terra da coltivare, così si legge: "Grande entusiasmo vi è stato in tutta la giornata. A sera al ritorno da campagna, a Piazza Garibaldi, gremita da pubblico innumere - tutta Santeramo era lì - hanno parlato in pubblico comizio entusiasticamente applauditi i compagni Paradiso, Di Vagno e Capozzi, che hanno salutato il lieto evento come una giusta e nobile promessa di un più nobile avvenire. E' stato ammiratissimo un quadro, opera del compagno Paradiso, rappresentante il Socialismo nella figura di un cristo che benedice un immenso campo di grano, divenuto ormai di proprietà di chi l'ha lavorato. Il quadro circondato di rosse bandiere, e guarnito d'edera, apriva il corteo. I risultati delle elezioni del 24 ottobre 1920, contestati dai popolari per presunti brogli, vedono la netta affermazione dei socialisti con 24 consiglieri tra cui Bartolomeo Paradiso. Nella prima convocazione del nuovo Consiglio Comunale il 21 novembre 1920, si provvede alla nomina del Sindaco che risulta essere il socialista Leonardo Natuzzi, e degli assessori socialisti Bartolomeo Paradiso, Nicola D'Effremo, Michele Difonzo e Viterasmo Ferorelli. In quest'occasione la proposta di Natuzzi di issare all'esterno del Palazzo di Città la bandiera rossa è approvata all'unanimità (assenti i consiglieri dell'opposizione). Il consigliere Paradiso nel pronunciare il discorso di ringraziamento agli elettori sottolinea gli obiettivi dei socialisti: "Noi socialisti intendiamo solamente di piantare all'apice dell'enorme monumento sociale le piramidali lettere che dicono: giustizia. E' per questa parola, martoriata nei secoli che ci hanno preceduto, noi socialisti, incarnati in essa, e che ci sacrifichiamo per essa, abbiamo incoraggiato la cruente lotta che si ingigantisce ogni minuto [...]". Il discorso affronta i compiti che si prefiggono e i due punti fermi su cui si poggerà l'amministrazione del Comune: la logica e il buon senso. All'interno della compagine amministrativa Paradiso assume un'importanza sempre maggiore e dal mese di giugno 1921 è anche vice sindaco. E amministrazione socialista, pur con scarsi mezzi finanziari - Paradiso aveva parlato di sfacelo economico ereditato dalle amministrazioni borghesi - si adopera per alleviare la disoccupazione deliberando opere pubbliche; getta le basi per la bonifica delle Marine (che però sarà realizzata soltanto durante il regime fascista), per l'illuminazione elettrica, per la costruzione di un edificio scolastico. Siamo ormai alla conclusione del sogno rivoluzionario; il movimento fascista avanza con una violenza inaudita grazie anche alla connivenza della forza pubblica che non argina gli episodi criminosi. L' amministrazione socialista santermana rimane in carica fino al 1922, quando i fascisti la estromettono imponendo il primo podestà. Ai primi del 1924, contro la violenza, la sopraffazione e la soppressione della libertà, si costituisce a Santeramo un gruppo clandestino antifascista di cui fa parte, chiamato nell'esecutivo, Bartolomeo Paradiso. La situazione personale di Paradiso è piuttosto difficile: l'impegno politico lo ha così coinvolto che ha dovuto trascurare i suoi dipinti e le mostre che gli procuravano da vivere. Le gravi difficoltà economiche in cui versa, spingono Paradiso a riprendere l'attività espositiva. Riccardo Ferrara, nota figura di mecenate barese, in occasione della mostra del 1926 al Circolo Artistico di Bari fatta insieme al figlioletto quattordicenne Hero, che dimostra già un grande talento pittorico, sembra rimproverare al "disgraziato" artista l'impegno politico degli anni precedenti e sul «Giornale delle Puglie» del 14 giugno 1926 scrive: "Egli in Santeramo non potè vivere e non visse la vita dell'arte, ma si trovò circondato da un turbinio di passioni più o meno politiche, nelle quali ebbe a constatare, che un uomo di buona fede e di sincerità ha tutto da perdere e nulla da guadagnare". Nel 1928, sempre insieme con Hero. espone al Palazzo Fizzarotti di Bari. Il ruolo di Hero, in questo periodo, è molto importante; a differenza del padre non si interessa di politica che, anzi, considera la causa dei guai della famiglia. Il suo ingresso nel mondo dell'arte attira le simpatie del regime e all'inaugurazione della mostra all'hotel Miramare è presente la massima autorità fascista barese: Araldo Di Crollalanza. Questo fa si che anche Bartolomeo possa partecipare ad alcune importanti esposizioni collettive. Intanto il gruppo clandestino antifascista santermano, fra mille difficoltà, denuncia gli abusi del regime, tramite un giornaletto mensile, «II Pugno». I luoghi dove avvengono gli incontri sono il frantoio di Simonetti e il popolare caffè Musei. (LORENZO Musei, Ai giovani per non dimenticare, Santeramo 1986, p.33). Bartolomeo Paradiso continua a manifestare le sue idee socialiste e a prendere parte attiva al gruppo antifascista. Non poteva immaginare fino a che punto si sarebbe spinta la violenza del regime. E' la sera del 30 aprile 1937. A Santeramo giungono dal capoluogo 21 squadristi dell'OVRA che con la collaborazione di alcuni elementi del posto si dirigono verso le abitazioni degli antifascisti santermani; Pietro Musei, Oronzo Lamanna, Vitangelo Baldassarre, Francesco Labarile, vengono prele vati e picchiati a sangue. Alle ore 22 gli squadristi giungono all'abitazione di Bartolomeo Paradiso, una casa popolare alla periferia del paese. In presenza della moglie egli viene aggredito e ripetutamente colpito a sangue; i suoi quadri vengono incendiati o rubati. Il gravissimo episodio spinge l'artista ad abbandonare Santeramo. Il 24 maggio, appena rimessosi dall'aggressione, parte per Zara dove giunge due giorni dopo con 1000 lire in tasca. Qui ha delle conoscenze e può eseguire su commissione il ritratto dell'arcivescovo Pietro Doimo. Partecipa alla III Mostra Sindacale d'Arte della Dalmazia dove le sue tele dedicate alla realtà contadina sono giudicate superate dalla critica del luogo: "La vita del contadino è rappresentata troppo all' oscuro, troppo a caratteristica pre e post bellica, caratteristica fatta di miseria e di tante cunelle vuote... Ecco perché il Paradiso in Battaglia del grano s'è svincolato completamente da una forma mentis ed è uscito al sole, dove veramente pulsa oggi l'anima di tutto un popolo lavoratore". («Quotidiano di Zara», 1937).  Agli inizi del febbraio 1938 il pittore lascia Zara alla volta di Como e dopo poco più di un mese è a Roma. Si tratta sicuramente di un periodo tra i più difficili di Paradiso che appronta piccoli quadri venduti a poco prezzo, anche a 10 lire l'uno, mentre l'affitto per una modesta abitazione supera le 200 lire mensili. A giugno viene raggiunto dalla famiglia ed è costretto ad impegnare alcuni oggetti personali al Monte di Pietà. Realizza alcune opere per il rettore di Santa Cecilia, don Umberto Dionisi, per il cardinale Pizzardo e per la Congregazione dei Seminari. All'asta del novembre 1940 del Sindacato Artisti sono venduti due quadri: Gli asinelli e Frutti, ma alla fine dell'anno non ha incassato che circa 6.000 lire avendo realizzato più di cento quadri. Con la caduta del Fascismo sembra che per Paradiso siano finite le preoccupazioni economiche. E' chiamato dal Partito Comunista Italiano a realizzare due soggetti per la propaganda illustrata alle elezioni del settembre 1945. Esegue alcuni ritratti di Togliatti per conto della direzione dello stesso partito. Nell'agosto del '46 inizia la sua collaborazione con l'Istituto Centrale di Restauro diretto da Cesare Brandi, ma conclusi i primi lavori, il rapporto si interrompe bruscamente per un diverbio di natura politica avuto con un dirigente dell'Istituto. Paradiso ripiomba in uno stato di difficoltà economica che pur sopportato con grande dignità, lo spinge verso il pessimismo che gli farà scrivere nella prefazione di un suo breve racconto inedito, dal titolo Intercielaqueo: "E' quel Paradiso che nacque per sbaglio, quando il padre morì di disgrazia sul lavoro. Piccolissimo, senza coscienza, non capiva che per vivere sulla Terra, era necessario abbonarsi alla fortuna e al marito portafogli. Non lo fece e perciò fu buttato nella spazzatura".


Fonte dati: dal catalogo della retrospettiva del 1998

 

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